Liceali senza un perché

Non si può che convenire quando un Piero Fassino o qualche altro alto papavero democratico spiegano che manifestare contro il governo non è un attentato alla democrazia. Ugualmente è legittimo per il comparto della scuola protestare (possibilmente in forme democratiche, e l’occupazione è sempre una forma borderline) contro le decisioni assunte dal ministro della Pubblica istruzione.
16 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 19:49 | 7 AGO 20
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Non si può che convenire quando un Piero Fassino o qualche altro alto papavero democratico spiegano che manifestare contro il governo non è un attentato alla democrazia. Ugualmente è legittimo per il comparto della scuola protestare (possibilmente in forme democratiche, e l’occupazione è sempre una forma borderline) contro le decisioni assunte dal ministro della Pubblica istruzione. Allo stesso tempo, una sobria ma sentita critica andrebbe formulata di fronte a quanto sta avvenendo in questi giorni nelle scuole superiori italiane. La questione è tanto la “rinascita della Pantera”, che più che pantera è la bufala di ogni autunno italiano da una ventina d’anni a questa parte. Tanto che persino Repubblica – nella sua qualità di “contrada nonna” delle occupazioni studentesche messe in piedi dai figli e ormai anche nipoti dei contestatori che furono – non ha più il coraggio di chiamarlo “il nuovo ’68” e si è rassegnata a titolare su un ancor più improbabile “nuovo ’48”.
Il problema è il contenuto che la protesta dei liceali di questi giorni sta proponendo: e che è prossimo allo zero. Qualcuno dovrebbe domandarsi per quale motivo, al di là di quelli banalmente ormonali, “l’epicentro della protesta” debba essere nei licei, come spiegano tutti i giornali. Sostenuta da ragazzi che strillano angosciati perché “sentono di avere davanti a sé un futuro da precari”, come se fosse anche questa una colpa oggettiva di Maria Stella Gelmini? A ben guardare, o anche solo a essere informati, i nuovi cuccioli della Pantera dovrebbero sapere che l’unico comparto della scuola pubblica che per il momento la Gelmini si è guardata dal toccare è quello dei licei. Anche perché lì il prossimo anno andrà in vigore la riforma Moratti, in base a una decisione confermata a suo tempo dal ministro Beppe Fioroni, non da Dracula. Al massino, la Gelmini ha deciso di ridurre l’orario degli istituti tecnici. Possibile che negli Itc scioperino per questo? L’impressione è che ancora una volta gli studenti servano soltanto da volano per una retorica politica (e sindacale) formulata altrove. E che non coincide con l’interesse degli studenti, che dovrebbe essere quello di una scuola che funziona.